Un Corradino tira l'altro... E l'appetito vien leggendo!

Un Corradino tira l'altro... E l'appetito vien leggendo!
«Pezzoli evolution... tre libri per un solo grande, toccante e indimenticabile romanzo di formazione.»
"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

mercoledì 30 novembre 2016

Ma che bravo questo! Però cheppalle! Però che bravo! Però cheppalle...


A volte, nel mio prezioso e affollato file di schede di lettura, mi trovo a comporre note in cui le parole positive e quelle negative sull’autore e sul libro continuano a confondersi e alternarsi. Mi capita di stilare microrecensioni in cui le più irriverenti critiche superano gli elogi, eppure alla fine il voto non può essere che alto, per via dello stupore e della gratitudine che ho provato davanti alla magica potenza di certe singole pagine e alle emozioni che mi sono state regalate. E non riesco mai a capire se tutto ciò faccia di me un lettore ingenuo, confuso, poco “preparato” e un po’ schizoide, o al contrario un lettore eccelso, esigente, non rincoglionito da troppa erudizione e attento a ogni minimo particolare.
Per farvi capire cosa intendo, e per chiedere un vostro parere, vi copincollo la scheda del romanzo che ho letto di recente, “Il guardiano del frutteto” di Cormac McCarthy, tradotto dalla bravissima Silvia Pareschi.

Cormac McCarthy
Il guardiano del frutteto. Il potente romanzo d’esordio di Cormac ne rivelava già tutti i pregi di grande scrittore accanto a tutti i suoi difetti, fra i quali spiccano la ridondanza delle descrizioni, l’eccessivo gusto per i particolari più minuziosi e un sovraccarico a volte davvero estenuante di aggettivi. Un maestro visionario che quando scrive riesce al tempo stesso a poetare, intagliare e dipingere, ma che avrebbe dovuto imparare a difendersi dal pericolo chiamato saturazione. Strana lettura, quasi schizoide, con alternanze di goduria e di noia suprema: all’editor che sonnecchia in me prudevano spessissimo le dita sulle forbici. Davvero imperdonabile, poi, la sciatteria di usare in due capitoletti consecutivi (pag 65 e pag 69) le similitudini “come file di pecore assonnate” e “come branchi di pecore sonnolente”. Va a finire che il lettore si addormenta, con tutte queste pecore! 
E comunque: che personaggi indimenticabili, che atmosfere magiche, che paesaggi in cui perdersi!

E a voi, è mai capitato un libro che vi facesse dire, più o meno a pagine alterne «Ma che bravo questo! Però cheppalle! Però che bravo! Però cheppalle! Però che bravo! Però cheppalle…»?



martedì 22 novembre 2016

OP COLL'INEZZIA! - Anagrammi del mio nome


Ho provato a giocare un po' con gli anagrammi di Nicola Pezzoli. Mica facile, con quelle due "z" sempre tra i maroni! Se ne possono fare centinaia, ma questi mi sembrano i più divertenti:

Lancio il pezzo. 
Opel linciò Zaz. 
Zia Lip con zelo. 
Le pizzico l’ano. 
Il capezzolino. 
Cazzo, il pilone! 
Op! c’è illazzion. 
Il pazzo ‘n cielo. 
Picolin olezza. 
Policazzo Line (899) 
A zonzo p’il Cile. 
E pazzi col Nilo. 
Il capo no ‘l zzei. 
Lizz, c’è Paolino! 
Lozioni pe ‘l caz. 
Paonezzi colli. 
Pia collezzion. 
Alieno colpì Z.Z. 
Zio palle zinco. 
Calzoni pe ‘l zio. 
C’è l’olio ‘n pizza. 
Zic-zap ne l’olio. 
Lilì open cazzo. 
Alice n’il pozzo. 
Incolpale, zzio! 
L’è poi il cazzon. 
Pazzi coloneli. 
No ci alzi plezo. 
Zì polcone zalì. 
Incollai pezzi. 
Cozze n’il paiòl. 
Pollaio cinezz. 
Ciapelo in l’ozz. 
Alcolizzo peni. 
Polli, zzio cane! (c’è l’Inter in tv). 
Pazzo ciellino. 
Zzè, olinpic ola. 
Ce li o, polnazzi. 
Azzo, inpecillo! 
Licenziò ‘l pazo. 
Collane o pizzi? 
Alpinizzo l’eco. 
Op coll’inezzia!

mercoledì 16 novembre 2016

Porre il Peto


E comunque “porre il peto”, esistenzialmente parlando, non è sempre una cattiva idea. Dovremmo farlo più spesso.

Ore 7.50: prima sirena degli schiavisti inquinatori acustici
PONGO IL PETO
Radiogiornale
PONGO IL PETO
Scopri!
PONGO IL PETO
Scarica l’App!
PONGO IL PETO
Referendum confermativo
PONGO IL PETO
Amichevole di prestigio della Nazionale
PONGO IL PETO
Esternazione di Putin
PONGO IL PETO
Esternazione di Trump
PONGO IL PETO
Esternazione della Clinton
PONGO IL PETO
Esternazione di Juncker
PONGO IL PETO
Esternazione di [nome di politicante italiota a caso]
PONGO IL PETO
Esternazioni della Cei sui cavolacci miei
PONGO IL PETO
Politically correct
PONGO IL PETO
Non perderti la nuova serie!
PONGO IL PETO
Non perderti la nuova stagggione!
PONGO IL PETO
Non perderti il nuovo modello!
PONGO IL PETO
Ore 13: quinta sirena degli schiavisti inquinatori acustici
PONGO IL PETO
Family day
PONGO IL PETO
Fertility day
PONGO IL PETO
Deejay che raglia vuotaggini
PONGO IL PETO
Complimenti! Hai vinto 4000 ore di conversazione gratis!
PONGO IL PETO
Letterina di Renzi
PONGO IL PETO
Le news attimo per attimo sul tuo cellulare!
PONGO IL PETO
Gli You(mas)tu(r)ber!
PONGO IL PETO
Il nuovo merdseller autografato in esclusiva per te!
PONGO IL PETO
Tutti pazzi per…
PONGO IL PETO
Ore17: sesta sirena degli schiavisti inquinatori acustici
PONGO IL PETO
Telegiornale
PONGO IL PETO
Cresciamo e moltiplichiamoci!
PONGO IL PETO
Mondiali di calcio in Qatar
PONGO IL PETO
Non perderti il reality!
PONGO IL PETO
Non perderti la nuova fiction con suore e peti…ehm… preti!
PONGO IL PETO
Non perderti il talent!
PONGO IL PETO
La tua televisione ovunque con te!
PONGO IL PETO
Mezzo secondo di pausa, restate con noi!
PONGO IL PETO
Domani è la Giornata Internazionale del Peto!
ALLORA IO BASTA PETI
Ricordati che porre il Peto è un dovere di tutti!
ALLORA IO MI RIFIUTO
Perché non petegi, stronzo?
E VOI DOV’ERAVATE QUANDO PETEGIAVO IO?
Sei il solito bastiancontrario!

Come disse il tizio della famosa “scorreggia vestita”: 
«Momenti mi cago addosso».

giovedì 10 novembre 2016

Alessandro Turati - BRICIOLE DAI PICCIONI


Alessandro Turati si definisce “un folle che scrive perché ha il Gesù Cristo negli occhi e ogni tanto sbrocca e dice cazzate”, e già questo basterebbe a farmelo sentire fratello, o almeno cugino.
Se proprio dobbiamo applicargli un’etichetta, Turati è un outsider. (Superfluo dire che per me, nel ramo letteratura contemporanea, outsider più che un’etichetta è una onorificenza).
Gli outsider stranieri più importanti li conosciamo (quasi) tutti: Charles Bukowski, John Fante, Dan Fante, J.P Donleavy, Edgar Hilsenrath, Donald Ray Pollock, Hubert Selby junior, Scott Heim, Gary Shteyngart (e chi più ne ha, più sia benedetto se me li vorrà segnalare!) 
Però ci sono anche talentuosi outsider italici, perbacco. Per lo più, per misteriosi e autolesionistici motivi, cercano di non farveli vedere, ma grazie all’editoria indipendente è ancora possibile andarli a scovare. Uno di loro è appunto Alessandro Turati, trentacinquenne lombardo che ha esordito nel 2012 col romanzo breve Le 13 cose, sempre per i tipi di Neo Edizioni (“per i tipi” è un’espressione che mi è sempre stata sul cazzo, ma fa tanto recensione chic, e siccome a dirvi quanto mi sia piaciuto questo libro di Alessandro ci tengo davvero ho deciso per una volta di abusarne pure io…). 

Ci sono libri che leggi con un tale gusto che ti viene da consigliarli al volo agli amici intelligenti per far loro un favore. 
E questo è uno di quelli.
Briciole dai piccioni è un tragicomico (o tristesilarante) romanzo di de-formazione, dove la vita umana viene spassosamente (e causticamente) ricondotta alle tappe Infanzia, Adolescenza, Alcolismo e Disoccupazione. E cosa c’è di più consolatorio di un libro che sa farti ridere del male di vivere, che quasi sempre, con differenti angolazioni e dosaggi, è anche il tuo male di vivere?
È un romanzo mai banale che a ogni paragrafo ti spiazza, ti fa pensare, ti fa rimettere tutto in discussione, ti fa sorridere amaro e poi d’improvviso ti fa scoppiare in risate irrefrenabili. 
E soprattutto ti fa sentire ancora una volta contento di essere uno capace di farsi del bene regalandosi LIBRI. A patto che siano libri belli, originali e onesti come questo, e non l’ennesima superflua sbrodolata di qualche comatoso timbra-cartellini per inerzia contrattuale, di quelli che a volte non si capisce come facciano a non essere in imbarazzo e a non chiedere scusa, come facciano, già mentre scrivono, a non rotolargli via per protesta sei o sette coglioni di due che ne hanno (se li hanno).
Non un attimo di noia, leggendo, assaporando Briciole dai piccioni, ma questo è scontato, questo è ovvio, altrimenti avrei interrotto e lasciato perdere, e non sarei qui a parlarne: lo sapete, è un mio pallino, una mia debolezza, io al cospetto dei nocivi noiosi mi metterei a spruzzare insetticida, che ci posso fare. E anzi, come sempre mi capita con quelli bravi, ogni tanto mi fermavo per godermi la stessa frase un paio di volte, o anche più, in preda alla gratitudine e alla gongolanza.
Serve qualche piccolo assaggio per i più malfidenti? Sentite qua:

“La cucina è il posto più caldo della casa. Iniziamo a mangiare lì, tutti insieme, poi mamma e papà litigano e uno dei due finisce il pasto fuori, sul pianerottolo o addirittura sulle panchine attorno al giardino condominiale, al freddo. In genere ci va papà, che non gli piace sentire urlare e non è molto abile a schivare oggetti. Io non li capisco, sembra che qualcuno o qualcosa li stia obbligando a vivere insieme e penso che il matrimonio, questo strano sacramento, ben che vada, si conclude senza omicidi.”

“Lui cammina spavaldo, come se prima o poi dovessero ficcargli un cavallo tra le gambe, oppure un missile per andare diritto affanculo nello spazio. Lei invece sembra avere un problema proprio lì, proprio lì che non so come si chiama, tiene sempre le gambe strette anche quando dorme, forse perché allargandole uscirebbe un altro me, per giunta vestito uguale, così da andare in giro per il paese a fare i gemelli stronzi da prendere a calci.”

“Il sacerdote che officia la messa esequiale ha occhi piccoli come un cinghiale che caga e guarda fisso verso di me”.

“Mi piacciono il grottesco e l’assurdo, seppure fino a un certo punto, cioè fino a quando le vicende non si allontanano troppo dalla realtà. Per esempio, potrei leggere di un uomo che si accovaccia su un marciapiede e fa un uovo, ma non potrei mai leggere di un uomo che, dopo aver fatto l’uovo, si mette a volare”.

“Le statistiche sostengono che solo una donna su cinque ha raggiunto l’orgasmo nella vita. Queste statistiche, inoltre, lo sostengono come fosse colpa mia, che invece non mi lasciano neanche tentare”.

“Mi faccio la barba e preparo il curriculum vitae. Quattro pagine di parole ma basterebbe una sola frase: NON SO FARE UNA MINCHIA”.

“Sara termina le sue faccende e si tira su i pantaloni. Una vecchia di passaggio vede la scena e ci guarda disgustata. Sostengo il suo sguardo finché non lo abbassa, roba di qualche secondo. Queste vecchie vanno trattate male, sempre, altrimenti è un attimo che ti rubano l’anima e ne fanno uno scialle ai ferri”.

“Dovrei prendermi l’autoradio, penso, almeno potrei ascoltare Carla Bruni che quando canta sembra fare condoglianze e pompini nello stesso momento”.

Insomma non fate i piccioni, amici miei, e stragodetevi queste briciole di talento!
E soprattutto, come sempre, non fatemi incazzare.
Parola di Scriba.

domenica 6 novembre 2016

DANK PADOVA UND CASTELFRANCO!! – l’ultimo tour corradiniano raccontato per immagini.

MIGA BAE!!!!

Si comincia! Primo atto nell'accogliente e colorata
Libreria Zabarella (grazie Barbara!): ai miei lati ci
sono Paolo Zardi e Massimiliano Righetto
"per Elle e Ally" (che la magia dei Blog ha reso compagni nella vita):
chi come loro compra sempre una copia più due da regalare, merita
senz'altro una dedica rosso sangue. Grazie Amici!
Il mattino dopo in giro per Padova, alla scoperta della città
"I cracchi passano, gli scrittori restano (seduti)" - pausa pranzo  con
Paolo, Elle e Ally in un magico posticino celebrato su Grafemi
TIME TO FLY: affrettarsi, ma in modalità slow run
e con le mani in tasca. Gli amici blogger devono prendere
il treno, ma forse in fondo non gli dispiacerebbe perderlo...
Autoritratto di bloggers rubato a uno specchio
Secondo Atto alla Ubik di Castelfranco (Grazie Clara!):  accanto
a me, oltre all'immenso scrittore Zardi, una presentatrice di gran
classe: Elena Rui, giunta appositamente da Parigi. State davvero
cominciando a viziarmi, amici cari: e se poi ci faccio l'abitudine?
E giusto per non montarmi la testa, in pizzeria mi si offre... un trono!
Nicola Primo, nuovo sovrano di Castelfranco, il Re Scrittore. :)

Ce ne sarebbero volute cento, di foto, e ancora non sarebbero bastate a documentare la gioia che mi ha acceso il cuore in queste due giornate e mezza: non so se avere più nostalgia (e gratitudine) per il calore e l'affetto che ho ricevuto da tutti coloro che ho incontrato, per le presentazioni ben riuscite, per i bei momenti delle tavolate serali sia giovedì che venerdì, per il venerdì mattina a Padova, prima passeggiando e spritzando con Elle e Ally, poi unendoci a Paolo in pausa pranzo, o per la dolce e affettuosa ospitalità di tutta la famiglia Zardi. Mancano del tutto foto esterne di Castelfranco Veneto: un gioiello di città, ma ci siamo arrivati col buio e la mia fotocamera è un baracchino. 
Per chi fosse interessato ad altri spunti, in ogni caso, potrà trovarli nel post dell'amico Alligatore, mentre chi fosse interessato ad altre immagini potrà scoprirne di numerose e di magnifiche in quello ad alto tenore artistico realizzato da Elle.
Credo sia tutto: dovrei ancora scrivere un mezzo romanzo soltanto per i dovuti e sentiti ringraziamenti, ma altre cose mi chiamano.
Un bacio a tutti: vi voglio bene, lettori, amici, buongustai. 


martedì 1 novembre 2016

Corradino ritorna "sul" Veneto per presentare "Mailand"!!

XE DO ROBE IMPERDIBILI!

Un bel ricordo della precedente incursione
nelle terre del Nord Est (tre anni e mezzo fa)

PADOVA
giovedì 3 novembre, ore 19
Libreria Zabarella
con
Paolo Zardi
Massimiliano Righetto
Nicola Pezzoli

CASTELFRANCO VENETO
venerdì 4 novembre, ore 20.45
Libreria Ubik
con
Paolo Zardi ("il Buono")
Elena Rui ("la Bella")
Nicola Pezzoli ("il Cattivo")

Che cosa sono io non so
Ma di sicuro questa è la foto
che mi rappresenta di più
Un possibile tappeto del Risiko a Babbion's House
nell'interpretazione degli amici della libreria Ubik

Vi aspettiamo numerosi! (E molto curiosi)

venerdì 28 ottobre 2016

“Stimare”. Verbo transitivo: in gergo chiesaiolo, desiderio perverso di sotterrare qualcuno affinché venga divorato dai vermi. «Ti stimo un sacco. Anzi, una bara».


CENERE ALLA CENERE

La chiesa “continua a preferire la sepoltura dei corpi, poiché con essa si mostra una maggiore STIMA verso i defunti”. A parte il fatto che di solito le persone che come mia mamma si sono fatte cremare LO HANNO SCELTO E CHIESTO LORO (quindi semmai si dovrebbe parlare di “autostima”), questo bizzarro modo di pensare potrebbe condurre a importanti revisioni sul piano linguistico: per esempio non si dovrebbe più usare la frase di fantozziana memoria “Ti stimo moltissimo”, bensì “Vorrei farti mangiare dai vermi, e alla scadenza del contratto d’affitto comunale farti riesumare e sbattere in un ossario”.
[Ma credo che in realtà lo sappiano benissimo, che essere cremati è cosa voluta ed espressamente richiesta dal singolo. Quindi questo balzano pensiero potrebbe nascondere qualcosa di peggio: un viscido invito a provare a NON rispettare tali volontà, destinato ai più cocciuti baciapile e succhiabalaustre.]
Inoltre Lorsignori (tanto per avere la certezza di restare sempre qualche passo indietro, sennò non ci sarebbe gusto) vietano tassativamente la dispersione delle ceneri in natura. Bene. Io VORRÒ la dispersione delle mie ceneri. Che si sappia.






martedì 25 ottobre 2016

Anti italiano? Per forza!

LA SOLA BANDIERA CHE RICONOSCO, E GIÀ QUESTA MI VA STRETTA

Se c’è una cosa che non tollero nei ragli dei politicanti è quando essi, fingendosi persone di alto livello Morale, si mettono a impartire agli altri lezioni di etica sugli argomenti che fanno loro comodo, facendo finta di nulla su quelli che comodo non gli fanno.
Come il nostro ineffabile capetto di governo, che dalla più scricchiolante delle cattedre si permette di bacchettare l’Europa sull’argomento migrazioni, ma non parla mai del fatto che il nostro vergognoso paese è l’unico nel continente a leccare i piedi, per biechi motivi affaristici, alla Putinlandia, un luogo incivile dove i giornalisti vengono ammazzati, i dissidenti spariscono, e dove la più putrida omofobia è Legge di Stato.
Per non parlare della disonestà mentale di far finta di non capire la differenza tra profughi e cosiddetti migranti economici. 
Chi erige muri contro i profughi invece di salvarli, aiutarli e proteggerli è un fascista e un pezzo di merda, questo va detto chiaro. 
Ma chi dice di non poter accogliere decentemente milionate infinite di cosiddetti migranti economici ha le sue lampanti ragioni: non tutti sono così irresponsabili da abbandonare gente allo sbando per le strade, alla mercè di criminali, caporalati, profittatori e trafficanti d’organi, come a quanto pare sta succedendo da noi.
E l’idea del barcone affondato da mettere in una piazza come monumento al senso di colpa europeo non è idea da statisti, ma da scafisti.
Per non parlare, infine, della sbruffonaggine da pulcinella col mandolino di intimare a Bruxelles di “occuparsi della Vallonia”, invece di dire a noi stessi di occuparci di Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta (dove per “occuparsi” s’intenderebbe contrastarle, non favorirle moltiplicando gli spazi e le concessioni per il gioco d’azzardo…)
Sono anti italiano? E vorrei anche vedere come caspita si possa fare a non esserlo, oggi come oggi.


mercoledì 19 ottobre 2016

Dimenticavo di ringraziarvi anche da qui: lo meritate troppo!


CORRADINO RINGRAZIA BRA

Ringrazio Marta Maimone per avermi scelto e voluto a un così bell’evento, e per la fantastica presentazione-intervista (Marta, cui luccicavano gli occhi al solo nominare “Esercizi di stile” di Raymond Queneau: lei su Raymond ci ha fatto la tesi – ma che bello sapere che esistono tante persone come lei fra i giovanissimi!);
ringrazio le ragazze e i ragazzi di Switch on Future per l’appassionato e duro lavoro, e per la meravigliosa accoglienza;
grazie alla Neo Edizioni, ad Angelo Biasella e a Francesco Coscioni, che rendono possibili queste belle storie, e al nostro uffico stampa, nella persona della stupenda e instancabile Francesca Fiorletta, che sopporta (e soprattutto supporta) gli artistacci pazzi come me.
E naturalmente grazie a tutti quelli che ci hanno ascoltato in modo così attento e partecipativo, e in particolare a chi è venuto apposta da Genova, come Francesca Torre e il suo ragazzo, o da Cuneo, come l’amica blogger Simona, il grande chitarrista Corrado Cordova e il loro piccolo artista Diego, e ai nuovi amici Carlotta e Stefano, che hanno già Corradino nel cuore.
Così come lui (e il suo padre/alter ego) ha nel cuore voi: il fatto che ci fosse sempre qualcuno, sia prima che dopo la presentazione, desideroso di conoscermi, di bere qualcosa con me e di parlare con me, mi ha fatto percepire una carica immensa di attenzione e di affetto, che spero di saper contraccambiare scrivendo per voi ancora tante nuove storie, perché voi le meritate.
E aggiungo, perché ci sta davvero, un grazie al gentilissimo personale dell’hotel Giardini.

Ancora grazie a tutti, ragazzi, per avermi regalato un altro bel ricordo. E nuove motivazioni per continuare a scrivere. E a vivere. Il famoso biglietto di suicidio può aspettare ancora un po’.
Abbracciarvi è stato bello, e lo rifaccio ancora una volta da qui.




martedì 11 ottobre 2016

Corradino sta con le genti Sioux contro il merdoso oleodotto in quel che resta delle LORO terre!


Lo so, lo so, basta aprire un giornale per incazzarsi un centinaio di volte, ma certe notizie mi indignano più di altre. Abbiamo tutti indignometri diversi. E questa storia, di un maledetto oleodotto fatto passare proprio nella Riserva Sioux in North Dakota, con rischi di conseguenze devastanti per i fiumi e le falde acquifere, mi ha fatto incazzare parecchio. 
Ci sono state manifestazioni e proteste pacifiche, con la partecipazione di Sioux venuti anche da altre riserve e di altri nativi americani, fra cui una Cheyenne di nome Alce Sottile, soffocate con violenza da vigilantes e cani a quattro zampe, nel nome dei cani a due zampe che li mandavano.


È evidente come l’uomo moderno sia sempre più convinto di poter sopravvivere bevendo petrolio, mangiando denaro (o ingurgitando bitcoin direttamente dallo smerdofono) e respirando le proprie scorregge di pantegana infestante. Ma andare ad avvelenare l’acqua di ciò che resta di un saggio e coraggioso Popolo già confinato in angusti anfratti mi pare cosa a dir poco vomitevole.
Anche perché, spiritualmente, io sono sempre stato uno di loro. Li ho sempre considerati miei Fratelli elettivi. Solo che purtroppo mi manca la tempra per andare a vivere con loro. 
Pare che Obama si sia limitato a congelare il tutto (ma i pronostici finali non prevedono la vittoria dei Buoni, non siamo al cinema). E non oso pensare a cosa succederà se vince Trump: manderà un nuovo Custer? Nel caso, gli auguro di trovare Tori Seduti e Cavalli Pazzi per i suoi denti.


Non sono un propagatore di petizioni, perché non ci credo e non mi interessano. Se ce ne sono, trovatele voi e se volete firmatele. Ma soprattutto, parlate di questo scempio, di questo ignobile insulto alle acque sacre, al Grande Spirito, all’anima stessa dell’uomo. Facciamo da piccolo amplificatore alla debole voce di un grande fiero popolo che muore.



sabato 8 ottobre 2016

Corradino al Festival di Bra!


CHIAMATA ALLE ARTI

Sabato 15 ottobre, alle ore 18, risponderò alla "Chiamata alle Arti" (l'unico tipo di chiamata che non faccia di me un fiero Disertore!) dell'Insolito Festival al Movicentro di Bra, dove, affiancato da Marta Maimone, avrò il piacere di presentare il mio romanzo "Mailand".


«Sabato 15 ottobre, ore 18:00 NICOLA PEZZOLI presenta il suo ultimo libro “Mailand”
Autore lombardo la cui scrittura si caratterizza per la spietata ironia e uno spiccato amore per i neologismi. A Bra presenterà il suo ultimo nato, Mailand, edito dalla casa editrice indipendente Neo Edizioni.»

Sarà l'occasione per incontrare tanti Lettori e Amici, piemontesi e non, moltissimi dei quali mi hanno già preannunciato la loro entusiastica adesione.
Vi aspetto a Bra!

giovedì 6 ottobre 2016

Chiedo Asilo!


L’episodio della morte del padre di Patrizio Cairoli mi ha fatto (non per la prima volta) vergognare di essere italiano. Non tanto e non solo per l’essere morto in un pronto soccorso, abbandonatovi da ore, senza pace e senza privacy, senza intimità, circondato (stando a quanto ho potuto leggere) da una folla di tossici e di sbandati sghignazzanti. Non tanto e non solo per le attese di mesi per le terapie palliative (“Ci vuole pazienza” ripetevano a un malato oncologico sempre più grave – e poi vengono a fare predicozzi a chi tenta cure alternative!). 
Mi vergogno e mi indigno soprattutto per aver letto che per lenire un dolore sempre più lancinante e insopportabile il consiglio era di aumentare i dosaggi di tachipirina. 
Di TACHIPIRINA!
A questo punto, in previsone (toccando ferro) di malattie future mie o di miei cari (e purtroppo so benissimo di cosa parlo, ci son passato con mia mamma, con presunti esperti di terapia del dolore la cui unica missione pareva la Negazione del Dolore – “È proprio sicura che sia dolore, signora, o è solo paura dell’arrivo del dolore?” – e che dopo un paio di domandine provavano a darti mezzo tavor) a questo punto chiedo UFFICIALMENTE Asilo Politico alla Danimarca: un Paese dove hanno la Civiltà, l’Intelligenza e l’Umanità di aiutarti – anziché dirti di “offrire la tua sofferenza a dio” – con le opportune dosi di Santa Morfina.
Con le opportune dosi di Santa Morfina.
Con le opportune dosi di Santa Morfina.
Con le opportune dosi di Santa Morfina.


lunedì 3 ottobre 2016

COCKTAIL DI ERESIE IN SALSA ROSA

SIAMO UN PAESE MAFIOSO? NAAAAAAAAAAAAAAA…
Un tempo, alle persone desiderose di vomitare (magari perché resesi conto di aver ingerito sostanze tossiche) si consigliava il classico rimedio del dito in gola. Ma io ho trovato di meglio. Ho deciso di ritagliare e mettere da parte, in previsione di simili evenienze, un articolo di giornale che parlava di concorsi truccati e di sfrenato nepotismo nelle università italiane. 
Fin troppo efficace: ho vomitato sulle forbici.

SCUSA ‘NA SEGA
Ma perché quando una persona di limitata intelligenza incappa in un bisticcio di parole (nemmeno grave, nemmeno eclatante) deve sempre dire “Scusate il gioco di parole”?
“Il cross da destra viene deviato da Destro” NON È un gioco di parole!! (Ma soprattutto, per i giochi di parole NON si deve chiedere scusa). Ci vuole così tanto a capirlo?

FILMATEVI STACIPPA
Trent’anni fa prendevamo (giustamente!) in giro i turisti giapponesi per la stolida abitudine di fotografare a ripetizione ogni cosa, invece di guardarla e di viverla. Un atteggiamento che ci lasciava esterrefatti, divertiti e un po’ increduli. Oggi, non c’è partita o concerto che non ci mostri migliaia di “giapponesi” globali intenti a filmarne ogni singolo attimo, inalberando le plasticoidi smartprotesi cerebrali come fossero bandiere della loro omologata incapacità di Essere. La domanda (retorica) è: a chi potrà mai interessare tale inflazione di (pessimi) filmati, se non, di volta in volta, al regista-operatore stesso – che comunque non riuscirà mai, nemmeno alla millesima visione, a recuperare l’intensità dell’atmosfera e delle irripetibili emozioni che così facendo si è PERSO?

MA IO DICO: UN MINIMO DI PIETÀ PER LO SCHIAVO ASSASSINO
Premetto che per “pietà” non intendo la stupidità un po’ ipocrita e imbecilluccia del solito perdonismo: se sei colpevole di omicidio stradale aggravato devi scontare la tua giusta condanna.
Però è facile, adesso, blaterare di pena di morte per il camionista ubriaco pluriomicida, come fanno i soliti rabbiosi cani da linciaggio che impestano coi loro commenti bavosi agenzie di stampa e social senza mai contare nemmeno fino a “uno” prima di scrivere cazzate. Ma io dico: dopo aver scoperto (fonte: Corriere della Sera) che esistono agenzie interAnali romene che propongono apertamente alle ditte di licenziare i loro camionisti, e di usare a metà prezzo gli schiavi disperati e disposti a lavorare senza regole proposti da loro (spesso non camionisti esperti, ma ex contadini, o ex operai disoccupati), e dopo aver scoperto che a tante ditte non sembra vero di poter approfittare di una simile manna, chi sono i principali RESPONSABILI dello scempio? Il maledetto schiavo disgraziato, sfruttato, spremuto, spossato, ubriaco di stanchezza prima ancora che di vino, che si attacca alla bottiglia perché non ce la fa più?
O chi su tale schiavo si arricchisce in modo spietato, peloso, repellente, mostruoso, criminale, a dir poco disumano?

QUANDO VI SPIEGHERANNO CHE GESÙ AMAVA GIOVANNI, CAMBIERETE RELIGIONE?
Chiedo scusa per i miei evidenti limiti e per la mia inaspettata pochezza argomentativa, ma ho davvero finito le parole per commentare i latrati kiesajoli sulla minaccia mortale e mondiale rappresentata non dalle bombe dei russi e di Assad o di chiunque altro, ma dalla cosiddetta “teoria del gender”, cioè dallo spiegare ai più piccoli che ci si può anche (ANCHE, non PER FORZA) scoprire gay, o bisex, o altro, in tutta serenità, senza terrificanti sensi di colpa, senza venir sbattuti dallo psicologo o dal prete, senza odiarsi, senza sentirsi “sbagliati”, senza covare pensieri suicidi. E magari (ma questo chissà, forse fra quattromila anni) senza venir perseguitati dagli ignoranti, dai violenti e dalle pecorscimmie omofobe, con la complicità morale di chi butta benzina invece che acquasanta.


venerdì 30 settembre 2016

PENSIERO PER EMILIE, SUICIDATA DAL BULLISMO E DALL'IMBECILLITÀ

[Fotografia scaricata dal web]
Ormai è certo: per quanto riguarda l’homo (mica tanto) sapiens, la selezione naturale funziona esattamente alla rovescia (l’effetto Darwin-reverse di cui parlo da anni). 
Come nel caso di Emilie, splendida ragazzina francese, dolce, delicata, intelligente, prima della classe, amante della lettura e degli animali, una che se aveva qualche soldino non lo buttava certo in stupidi straccetti modajol-firmajoli. Isolata, perseguitata e massacrata con perfidia giorno dopo giorno, ora dopo ora, da bulli escrementizi per il suo essere bruttina e “secchiona”, e da bulle escrementizie per il suo non aderire al vomitevole codice conformista e superficiale delle pecore insulse in perenne sculettosa sfilata. Mai un momento di pace, in una scuola che per crudele ironia si chiama “Notre Dame de la Paix”. 
Credete forse che la selezione naturale abbia operato con una bella pestilenza selettiva che decimasse le spietate sottomerdoline col cervello piccolo? 
Ovviamente ha operato all’opposto: depressione e suicidio della vittima.
Ora i suoi genitori ne stanno pubblicando lo struggente diario sulle pagine di un giornale. Se diventerà un libro, lo comprerò e lo raccomanderò a chiunque (ma forse dovrebbero essere i ministri di tutta Europa a raccomandarlo alle scuole).
Leggo questi sconvolgenti stralci del tuo calvario, guardo la tua foto mentre accarezzi un cagnolino, in un momento tenerissimo ma non abbastanza da consolarti (il tuo viso è tanto triste e cupo) e non so se piangere più per la rabbia, per la tenerezza, per la compassione, o per il vuoto di amicizia e di empatia che incredibilmente ti circondava, rendendo la tua vita un buco nero d’ingiusto supplizio, un’adolescenza trasformata in gogna quotidiana. 
Per quel che ormai può valere: ti voglio bene e ti abbraccio forte, mia povera, tenera, fragile, perduta sorellina Emilie!